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Senza Fiato.

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“Sono riva di un fiume in piena
Senza fine mi copri e scopri
Come fossi un’altalena
Dondolando sui miei fianchi
Bianchi e stanchi, come te – che insegui me.
Scivolando tra i miei passi
Sono sassi dentro te – dentro me
Se non sei tu a muoverli
Come fossi niente
Come fossi acqua dentro acqua

Senza peso, senza fiato, senza affanno
Mi travolge e mi sconvolgi
Poi mi asciughi e scappi via
Tu ritorni poi mi bagni
E mi riasciughi e torni mia
Senza peso e senza fiato
Non son riva senza te

Se brillando in silenzio resti accesa dentro me
Se bruciando e non morendo tu rivampi e accendi me
Stop burning me!
Dentro esplodi e fuori bruci
E ti consumi e scappi via
Stop burning me!

Mi annerisci e ti rilassi e mi consumi e torni mia.”


Wistfully.


Quando le canzoni ti parlano.

 

You broke another mirror,
You’re turning into something you are not.

Drying up in conversation,
You will be the one who cannot talk.

It’s the best thing that you ever had,
The best thing that you ever, ever had.

 


Bright Lights – 30 Seconds to Mars, che tempismo quest’album!

“Bright lights, big city,
she dreams of love,
bright lights, big city,
he lives to run.”


Private Session.

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Quest’oggi ero lì, un po’ ameba, che trotterellavo per casa alla ricerca di un taralluccio.

Tutto era tranquillo. Uno ora s’aspetta ‘l’aria tiepida della primavera profumava l’aria di maggio di fiori e sole’. No, col cazzo, pioveva.

Stavo per accopparmi inciampando sulla moquette perché mi si era rotta la ciabatta, il gatto si stava lavando sulla mia maglietta pulita che pulita non era più e le vecchine della casa accanto starnutivano come al solito. Ce n’è una che starnutisce ogni mezz’ora, forse dovrebbe farsi controllare da un dottore. O dovrebbe smetterla di limonare con la pantera che si ritrova per casa. Che accidenti gli danno a quel gatto da mangiare, oh. Le pantegane, boh. E tu te lo baci pure.

Nel quadro idilliaco che era il mio sabato pomeriggio, Spotify decide di interrompere la mia playlist ‘If you feel cool’ con una delle sue odiose pubblicità.

EHI STUDENT. EHI YOU. EHI, YOU KNOW HOW MANY PEOPLE ARE DYING RIGHT NOW?

Cristo santo.

Poi, all’improvviso, il simpatico individuo della commercial mi dice che dovrei provare una ‘private session su Spotify.’

Ora, non è che qui la pervertita sono io, su. Se uno mi consiglia con voce suadente una private session, il dubbio mi viene. Avendo appurato che il mio account non fosse stato misteriosamente tramutato in una hot line, ho avuto l’epifania.

Go private, and enjoy your guilty pleasures.’ 

In sostanza ti consigliano di vergognarti miseramente della musica che vuoi ascoltare e che si, puoi davvero farlo, puoi negare di aver sentito Diamonds di Rihanna se il tuo circolo di amici super cool ti un-frienderebbe da facebook e ti toglierebbe la parola.

La cosa mi ha semi sconvolto. Voglio dire, ascolta quel diavolo che ti pare, ma che faccio, se ti becco ad ascoltarti gli One Direction ti ripudio?

La risposta è no, dai.

Credo.

Comunque il punto è che è tutto così… social. Avere una reputazione online è tanto importante quanto averne una reale e non ho niente di male da dire se avete deciso di staggarvi dalle foto di cui non andate fieri. Ma adesso anche la musica? Adesso se mi prende a male e voglio ascoltarmi tutta la notte Call me maybe non vado bene?

Ma sentitevi il cavolo che vi pare.

Poi quando qualcuno vi dice con fare accusatorio: ‘oh, ma che schifo ti ascolti? Ti ho visto, mentre ascoltavi Jessie J.’

Voi negate. Negate sempre.

Stay tuned.

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Gatsby. Ti aspettiamo.

Già ti amiamo.


IT’S TIME (?)