Un caffe’ amaro e nero.

Ho le calze gia’ smagliate e le doppie punte ai capelli, lo smalto nervoso, di tre colori diversi. Cammino, sorpasso il fiore di vetro, ed eccolo –  e’ un sussulto distinto, un discreto battito anarchico. La rivoluzione.

Sono lunghe dita, una pioggia che cade sui miei vestiti leggeri e sulla mia sorpresa sconvolta. Sono pagine e parole e una mole di pensieri al sole, sull’argine di un fiume sporco, sul margine, ore, ore di ieri, ore non piu’ sole.

L’aria non e’ piu’ densa.

Mi ricordi il suono timido delle lenzuola scostate alle tre, il silenzio appannato e statico del mattino presto, quando l’aria profuma ancora di pioggia e sulle dita resta ancora quello che rimane della notte, bagnata.

Un libro letto con fatica, dalle pagine pregne, spesse, dai bordi strappati, le citazioni sottolineate – a penna che e’ una cosa blasfema ma tanto bella, perche’ e’ come non pentirsi, consapevoli d’aver azzardato un po’ troppo, perche’ magari cambi idea ma magari no.

Un caffe’ amaro e nero.

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