Archivi del mese: gennaio 2015

Lo sguardo dei vinti.

I vinti si riconoscono dalle occhiaie che cerchiano uno sguardo affilato.

Si riconoscono da come si muovono, da come le loro spalle restano strette in un abbraccio non corrisposto, da come guardano con troppa attenzione il vuoto passare oltre il finestrino del loro treno. Si riconoscono dalla camminata troppo decisa, diretta il piu’ lontano possibile dal lontano piu’ possibile.

I vinti si riconoscono in una folla. Si riconoscono dal fuoco che si fanno attorno. Da come le loro labbra non si danno pace, le loro dita non si danno pace, i loro cuori non si danno pace.

I vinti hanno un respiro lento e un’anima chiassosa. Hanno il vento nelle vene, il mare. Hanno tanto vuoto da essere ricolmi, da avere un’essere straripante. I vinti guardano le notti srotolarsi al ritmo dei loro pensieri piu’ bui. I vinti dormono sonni insonni. Sognano realta’ e non fantasia.

I vinti, infine, toccano un fondo. Piombano in un freddo sordo, restano qualche tempo sotto una pressione opprimente. Sollevano la sabbia su cui cadono, pesanti.

Poi, si trascinano verso la superficie. Quando sentono l’aria esaurirsi nei loro polmoni – e’ allora che si ricordano come si nuota.

La loro pelle verra’ asciugata da un sole caldo, lo stesso sole che secchera’ le loro onde, le loro lacrime.

Annunci

Quanto a lungo.

Il modus operandi degli assassini e’ un argomento che, per quanto spaventoso, a sangue freddo e’ affascinante. Mi chiedo quanto ci impieghino a scegliere le loro vittime. Mi chiedo quanto abbiano pensato al momento in cui, lentamente, si libereranno dei loro pesi, della promessa del loro peccato. Quanto lungo hanno aspettato prima di diventare quelli che non si sarebbero alzati, in chiesa, per prendere la loro ostia. Quanto a lungo hanno atteso, con il respiro mozzo, il momento in cui avrebbero trovato il coraggio di infilare la loro lama, sparare la loro pallottola, avvelenare il loro calice.

Quanto, quanto a lungo vi siete domandati cosa sarebbe stato di voi, dopo aver compiuto quello che pensavate fosse necessario alla vostra sopravvivenza. Quanto spesso avete accarezzato l’idea di fare un po’ di male.

Una passata di rossetto.

Nel suo sguardo c’e’ esitazione, nel suo respiro c’e’ il trattenere parole oscure. Entra veloce dalla porta, mette le mani nelle tasche dei jeans.

La sua pelle profuma di fiori.

Le sue labbra si schiudono lente, escono paure che sono cosi stagne da spaventare lui stesso, in fretta, come fosse gia’ troppo tardi, come fossero rimaste chiuse per troppe ore, come se non ci fosse piu’ tempo, e’ tutto deciso.

Il suo sguardo e’ confuso, sente la sua pelle impallidire.

Non so quanto a lungo teniate la vostra lama nascosta. Non so che colore abbiano i vostri occhi quando sono offuscati dalle lacrime d’incertezza, dell’incertezza che vi attanaglia quando realizzate che e’ davvero, ormai, tardi per tornare indietro. E come convivrete con voi stessi, nelle notti a seguire, quando al vostro fianco non ci sara’ piu’ lo stesso calore, quando non avrete piu’ spazi vuoti da riempire perche’ non c’e’ piu’ nessuno con cui riempirli. A chi sussurrerete i vostri segreti, a chi nasconderete le vostre speranze. Sono soli coloro che vengono uccisi, o restano soli quelli che invece ne sono artefici.

Cerca risposte, pone domande che non ne hanno.

Tiene una mano in mezzo ai capelli fini. Solleva uno sguardo convinto, triste e risoluto.

Annaspa.

E poi, tutto finisce.