Archivi del mese: maggio 2014

Put your hands in the holes of my sweater.

Ho le labbra screpolate dal freddo vento Olandese. Ho i capelli rossi, i polsi fini, la pelle trasparente come al solito e il marasma che si arrovella, avvinghia, attorciglia.

Ecco, mentre sedevo sulla barca a guardare il canale increspato e il sole lasciar posto alle luci neon rosse del Red District, mi son fatta due conti. Mi son chiesta perché. Perché correre dietro sogni senza prima domandarsi se sono davvero i tuoi. Perché affannarsi dietro un’amicizia faticosa, dietro una speranza che resterà forse disattesa.

Ho guardato le due biciclette appoggiate al cancello. Ho pensato per un paio di istanti ai tulipani rossi che avevo visto al mercato qualche ora prima. Ho pensato al cappuccino con la panna, ai ponti illuminati, al fumo lontano, a come la mia minuscola entità stesse proprio lì, ad Amsterdam, a contemplare un cielo diverso. A come le mie gambe, negli anni, mi abbiano portato ad un bar sperduto di Barcellona a bere sangria, al pavimento di cotto rovinato di un appartamento a Les Halles, a guardare le folle di volti sconosciuti venirmi incontro sulla 5th Avenue. A come le mie mani abbiano toccato i tappeti delle moschee di Instambul, a come il mio naso ancora ricordi il profumo dell’erba bagnata di Stoccolma. A come il cuore mi si scaldi, pensando al tramonto a Capo Sunion in compagnia di una testa riccia che mi è ancora accanto, seppure a chilometri di distanza, a come le mie papille ancora fremino al pensiero di riassaggiare la crema portoghese che ho mangiato a Lisbona. A come la mia mente ancora ricordi il sole calare su Berlino, sorgere a Bruxelles, indossando delle scarpe troppo scomode, brillare a Praga, illuminando quello che era un amarsi così naturale, così semplice.

E mi son chiesta perché. Perché son qui a pensare a queste cose. A ricordarmi di posti lontani e di persone ancora più lontane.

Mi sono data una risposta, cosa che, per altro, non succedeva da tempo.

E mi sono detta che ne vale la pena. E che, come dice mia zia quando le dico che ho ‘il marasma dentro’ –  è meglio il chaos del mortorio.

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