Archivi del mese: gennaio 2014

22.

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Una volta vivevo ad Homerton, un ridente sobborgo inglese dell’est nei pressi di Hackney. In genere, Hackney era piuttosto famosa per spiacevoli incidenti ai passanti, accoltellate notturne negli off licences e pub dai karaoke altamente degradanti. In quella casa, vivevamo io, la mia amica Gaia, la mia amica Giulia e il mio amico Giuliano. Era l’ultimo anno di università, e Gaia era in camera sua. Una camera bianca e nera, dalle tende trasparenti, le foto appese al soffitto e il piumone a pois. Gaia fumava spesso nella sua camera, per purificare la sua anima travagliata, credo. La sua libreria raccoglieva letteratura disordinata, casuale. Un giorno ho bussato alla sua porta in preda ad una paturnia di domenica mattina. Lei era seduta di spalle alla scrivania, leggeva un articolo al computer. Le ho detto che non sapevo perché stavo studiando giornalismo, che avevo 21 anni – di cosa avrei potuto mai scrivere. Che giornalista sarei mai potuta diventare, però, se non ero in grado di trovare qualcosa di cui scrivere? E cosa me ne sarei fatta, di quella insensata voglia di vomitare parole in continuazione? Chi sarebbe mai stato interessato a leggere quello che non avevo da dire?

Lei mi ha guardato per qualche secondo, con un’aria vagamente preoccupata. Ho visto nei suoi occhi blu blu blu l’empatia, quasi una leggera patina di dolore. “L’unica cosa di cui possiamo scrivere, è di quello che sappiamo,” mi ha detto, quasi ridendo, quasi sorpresa della saggezza di cui la sua risposta era intrisa. Io mi sono girata e me ne sono tornata nella mia stanza. La mia stanza dava sul cortile interno della casa. Ho guardato per un po’ le rose rampicanti della staccionata, poi mi sono vestita e sono andata a fare la spesa.

Adesso vivo a Seven Sisters, un ridente sobborgo al nord di Londra, con la mia amica Gaia e la mia amica Giulia. Il mio amico Giuliano ha pensato bene di andarsene dall’altra parte del mondo a trovare se stesso, qualche bella ragazza e un po’ di saggezza. Tornerà, perché tutti i migliori se ne vanno ma ad un certo punto ritornano sempre. O se ne vanno più lontano, una delle due. Gaia non lo sa, ma quando sono davanti ad un foglio bianco, penso sempre a lei prima di cominciare. Penso a quello che mi ha detto, quella domenica mattina. Penso alle rose che ho fissato per qualche minuto, al cielo plumbeo di Londra, alla pasta integrale che ho comprato al Sainsbury’s. Poi, scrivo.

Ho 22 anni e della vita non so un cazzo – eppure questo non sembra essere più un problema. Grazie.

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