Archivi del mese: ottobre 2013

Come fare le scelte sbagliate ed essere felice.

Io c’ho provato ad avere una vita semplice, davvero.

E’ colpa di Londra, è tutta colpa di questa malbenedetta città. Lei ti uccide e ti fa risorgere dalle ceneri come una fenice bella che fresca. Prima ti pugnala, poi ti ricuce. Ad un certo punto, ti toglie tutto quello che credevi d’aver conquistato e te lo restituisce pian piano, ricompensandoti sussurrando per il dolore che le hai dato e di cui lei si nutre avidamente.

In questo bel suicidal friday, è giusto frugare un secondo nei ricordi per poter guardare con più speranza al futuro – un futuro che forse si costruisce solo di scelte sbagliate. Scelte sbagliate che un giorno si riveleranno essere le scelte giuste, che ne so io. Magari quello che è sbagliato adesso sarà sbagliato anche tra dieci anni, boh.

Ma non è forse di speranza che si nutrono gli uomini per sopravvivere? Credo non ci sia soluzione a tutto questo e che, di nuovo, ci tocchi raccogliere le briciole che il destino di regala prima di donarci finalmente la pagnotta.

Tuttavia, sarà la pioggia, sarà il primo venerdì sera gelido della stagione, sarà la notte, ma bisogna ringraziare per le briciole.

Per una sconosciuta come Pegghy, che con i suoi baffi, la sua voce anziana ed intonata e la sua follia senile, mi ha dato i migliori consigli nel tempo di una corsa d’autobus: “Non fumare più di tre sigarette al giorno. E non fare più di tre figli. Se proprio vuoi, allora sii una donna indipendente.”

Per l’educazione, per i traslochi che ti aiutano a raccogliere la tua vita in un paio di scatole e per le urla che ti aiutano a tirare fuori la verità. Per il raggomitolarsi sotto le coperte in compagnia di un’amica, per il ridere alle tre del mattino e per lo svegliarsi alle 8, insieme, a scambiarsi dei piani di vita ancora assonnati.

Per le batoste. Bisogna ringraziare tantissimo per le batoste. Per il diventare commessa e licenziarsi dopo tre settimane, e diventare una che vende felicità e sorrisi alla gente.

Per la tube delle 20:35, quella in cui la gente ride guardando il telefono e compra la cena prima di tornare a casa ad abbracciarsi.

Per le sorprese, per la sorpresa. Per il leggere libri a caso presi dall’ansia, per l’ansia.

Per un paio di occhi azzurri e un sorriso sommesso, una camicia verde a quadri, un secondo rubato.

Per la speranza, per il saper gioire di quello che il presente ci regala con la sicurezza che un giorno, sarà l’aver amato le cose piccole a renderci grandi davvero.

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