Archivi del mese: aprile 2013

Abbi fede nell’umanità.

Le cose vanno raramente per il verso giusto. In genere ti aspetti una cosa e ne succede un’altra, come quando stai mangiando il gelato più buono della terra e senza quasi che tu te ne accorga ti ritrovi l’intera pallina spiaccicata a terra. Ecco, più o meno le cose funzionano così a questo mondo.

Poi magari arriva qualcuno che ti offre il suo gelato, se hai ancora fede nell’umanità.

La fede nell’umanità è una cosa difficile da avere.

Ci sono le guerre, i paesi con le bombe atomiche nascoste nei calzini, la gente che ruba i libri della biblioteca.

Come si fa ad avere fede negli umani, che sono una razza così imprevedibile, che hanno emozioni tanto profonde quanto spesso effimere?

Non lo so, come al solito non so mai niente, oggi sono un po’ sfiduciata. Sarà che in questo cazzo di paese il 27 Aprile ci sono 5 gradi e ho mal di schiena.

Però ecco, magari offritelo il vostro gelato a qualcuno.

Se ne trovate una a cui piace il vostro gusto puffo, che fate, la lasciate scappare?

 

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IT’S TIME (?)


Bentornata.

 

L’aria tiepida entra e soffia sulle braccia bianche bianche che ricordavo avere almeno un centinaio di nei in meno.

Le ombre timide, i capelli raccolti, le calze leggere.

Il succo d’arancia, lo smalto color pastello.

Londra si tinge di un giallo pallido, di un sole delicato, nell’aria risuonano i ronzii delle api.

All’improvviso, c’è profumo di gelato alla vaniglia e profumo di appuntamenti al parco con le gonne corte.

Bentornata, primavera.


Sto scrivendo un post su cinquanta sfumature di grigio. E’ vero. Scusate.

L’ho letto. Amazon ha gentilmente deciso di regalarmi tre codici promozionali per ottenere gratuitamente tre e-books.

Ma sono dei furboni quelli, che non lo sapete. Quindi in un mucchio di libri un po’ inutili – come interpretare le espressioni facciali delle persone o le 500 migliori ricette a base di yogurt – ci hanno infilato anche il bestseller della maialina londinese che ha fatto i milioni scrivendo di una cosa sola. Sesso.

Il mio indice ha selezionato Cinquanta sfumature di grigio con fare esitante. Non volevo, davvero, ma poi ho iniziato a ripetermi le scuse che hanno usato più o meno tutte le donne.

“Sono solo curiosa, non sei mica una pervertita se decidi di leggere il libro che ha incassato più soldi di Harry Potter.”

“E’ solo che voglio capire cosa c’è di speciale in questo coso, perchè ne parlano tutti?”

“Potrebbe essere un buon libro da recensire per il mio blog.”

“Voglio diventare una giornalista, sono o non sono aperta di mente?” … c’era una battuta qua, ma mi sa che me la risparmio e la lascio alle vostre maliziosi menti.

Insomma, l’ho finito subito. Perchè? PERCHE’ COSA ACCIDENTI C’E’ DA CONCENTRARSI IN UN LIBRO CHE PARLA DI DUE CHE FANNO SEMPRE LA STESSA COSA?

Non è che adesso potete aspettarvi che io parli male di questo libro, però. Perchè si: è scritto con i piedi, il vocabolario è più povero di quello usato da un bambino di dieci anni (sempre le stesse sei parole, davvero)e si, i personaggi hanno uno spessore piuttosto irrilevante – lui è un figo che più figo non si può, lei è la classica ragazza carina che non si rende conto d’essere carina, che è timida, che inciampa sui lacci delle sue stesse scarpe e che ha una migliore amica iperprotettiva che OVVIAMENTE si innamora del fratello del ragazzo della migliore amica blablabla.

Ma in questa autrice c’è qualcosa di geniale, e non mi riferisco di certo alle sue dubbie capacità di scrittrice.

Ha tappato un buco nell’editoria. Ha capito che le donne, tutte le donne, avrebbero voluto leggere di una storia che parla di quello. Ma non potevano certo portarsi in metropolitana un libro intitolato ‘tutte le cose proibite che mi piacerebbe ricevere a letto’. Così c’ha infilato l’ombra di una relazione travagliata, dentro al suo romanzo dallo sfondo prettamente pornografico, e l’ha reso un prodotto che poteva tranquillamente essere venduto in prima fila sul banco ‘novità’, magari al fianco di Saviano.

Un po’ come fece la Victoria’s Secret – vendono lingerie di seta e pizzi e fanno finta che la gente con quella roba addosso ci vada a fare la spesa al supermercato – mapperfavore.

Quindi io dico una cosa. Potete semplicemente ammettere di essere curiosi e leggere il romanzo alla luce del sole o potete utilizzate anche voi una delle scuse soprastanti. La mia preferita è dire che gli sciocchi non sono quelli che lo leggono, ma quelli che devono per forza vergognarsi di dire in giro che lo hanno letto, perchè ‘ma dai, ma per favore, ma quella non è letteratura, ma è una cagata, che libro è?, vergognati’.

Che poi, alla fine, secondo me tanto scusa non è.

Ora scusate, devo finire l’ultimo della saga aahahahaaha


On air – cronache di una studentessa esiliata che torna in patria per le vacanze.

L’anno scolastico è ormai prossimo alla fine. A fine maggio, la flotta tornerà in patria per un paio di settimane, a rubare il sole con le mani e mangiare tutti i gelati che uno stomaco di normali dimensioni possa contenere senza implodere.

Per me, gianduia con panna sopra e sotto, per favore. La panna sicula, mica quella cosa tutta aria che c’avete voi cazzari romani.

Comunque.

Da qualche giorno ormai, i poveri studenti italiani emigrati monitorano dubbiosi i siti Ryanair /Easyjet con frequenza morbosa. Non curanti dell’alta stagione imminente, loro vogliono tornare a casa. Devono tornare a casa, ne vale della loro salute mentale.

‘Bagaglio, non bagaglio? Si, e poi come me li riporto a casa i diciannove chili di parmigiano se non prendo la valigia?’

Dall’istante della prenotazione, dell’avvenuto check-in,  dal momento in cui si ha in mano quel foglio dal codice a barre un po’ spiegazzato che ‘dove accidenti l’ho messo’, il viaggio della speranza ha inizio.

Terravision per Stansted, imbarco bagagli, controllo passaporti, è tutto una passeggiata per la studentessa esiliata – sa giostrarsi con destrezza tra famiglie brulicanti di bambini e viaggiatori alle prime armi, che hanno ancora paura di suonare sotto il metal detector se portano l’apparecchio per i denti.

Arriva al gate senza esitazioni, sa dove sono le toilettes, sa che tutte le borse devono essere all’interno di un’unica valigia. Guarda gli altri passeggeri con non curanza, sa già che il posto 17, quello dell’uscita d’emergenza, sarà presumibilmente libero e snobbato da tutti.

Perché? Perché porta sfiga, che domande. Per la studentessa esiliata, che vive con un gatto nero in casa, il posto 17 ha solo molto più spazio per stendere le gambe.

Occasionalmente, tuttavia, degli ostacoli incombono tra la studentessa esiliata e l’imbarco sull’aeromobile.

I poliziotti random che controllano bagagli random appena prima di salire in aereo, ad esempio.

Hai passato tutti i controlli, sei li che ti sei già infilata le cuffie nelle orecchie per non sentire i neonati che si disperano quando la hostess, insaccata nella sua gonnella blu e gialla, sbatte le lunghe ciglia finte e ti dice:

“Signorina, potrebbe cortesemente infilare il libro dentro al bagaglio?”

Tu alzi un po’ gli occhi al cielo ma non opponi resistenza e stringi amicizia con il nemico. Sorridi pacatamente, ti chini e infili il libro nella tasca esterna del trolley. Stai per richiuderla quando della polvere bianca esce da quella stessa tasca. Il lievito speciale per dolci che la mamma ti ha chiesto di portarle dall’Inghilterra ha deciso malauguratamente di rompersi. E’ bianco, è sottile.

Gli occhi del poliziotto guizzano dal tuo volto arrossato alla polvere bianca.

Al quadretto manca solo un pastore tedesco che corra con la bava alla bocca verso di te, pronto ad azzannarti.

“E’ lievito per dolci, signore, è lievito per dolci!”

Niente posto 17 per la povera studentessa esiliata. Perché? Perché lei ha dovuto aspettare le analisi della polizia che l’ha scambiata per una cocainomane, che domande.

 


VIMEO, quanto amore.

Sempre, sempre il migliore, VIMEO.

A voi.


Spring Breakers – YO MATHERFAKAH.

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Sostanzialmente, è in queste due parole – YO MATHERFAKHA – che potremmo riassumere il film scandalo di Harmony Korine. Scandalo… bah.

Culi, tette, tette, culi, droga, bikini bikini Martini. Io di nuovo non c’ho visto un granché  eccetto un irriconoscibile James Franco con tanto di denti d’argento, treccine luride e tatuaggi improponibili sparsi casualmente per tutto il corpo.

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Non aspettatevi dialogo, perchè il film va avanti più o meno sempre a rallenty, inquadrando scene a colori lomo delle quattro protagoniste che fumano, bevono e si drogano. Sul sottofondo ‘musicale’ spesso frasi motto a ripetizione – Spring breakers forever, we found ourselves here… 

Le critiche lo hanno venduto per un film generazionale, io lo venderei per quello che è: la storia di quattro sgallettate che si fanno prendere dalla follia da collegiali, dai soldi facili delle persone sbagliate e, in fondo, dalla mignottaggine che è insita in loro. E fanno party. E giocano con le pistole.

Ad interpretare le quattro spingbreakers, due sono ex Disney-Channell stars, una è un’ irriconoscibile Hanna (si, quella di Pretty Little Liars) e l’altra boh, non la conosco, ma ha i capelli rosa e la faccia un po’ da cagna.

Sono state loro a vendere il film, e il ruolo delle attrici stesse a rendere una storia mediocre oggetto di tante chiacchiere: le brave ragazze che si riscattano e diventano bad girls.

Emma cara, Emma Watson, lo so che stai girando The Bling Ring, sulla falsa riga di Spring Breakers. T’ho vista con i vestiti da coatta e la lingua di fuori. Guarda che un’Hermione porca non la tollero, eh, te lo dico. T’avverto.