Archivi del mese: dicembre 2012

Shattered Glass – quando in università scopri film interessanti.

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Ieri sera, dopo aver rassettato e messo sotto sopra la camera in vista dell’ormai prossima partenza per le vacanze natalizie (quella sensazione d’essere la Bree di Desperate Housewives non mi abbandonerà mai) ho decido di fingermi una persona semi intelligente e tra una melensa storia d’amore e un drama nel giornalismo americano degli anni ’90 ho coraggiosamente scelto il secondo film. Sebbene fossero le 11 passate e fossi praticamente sicura che mi sarei addormentata – corpo morto accasciato con pc sulle ginocchia, piuttosto imbarazzante- alla fine del  film avevo due occhi che manco un lemure ce li ha spalancati in quel modo. Shuttered Glass: che filmone.

La storia, tratta per altro da un articolo effettivamente pubblicato nel ’98 da Forbes, si concentra sulla figura di Stephen Glass, giovanissimo e promettente giornalista dotato di quel certo fascino da studente-brillante-ma-dall’aria-sfigata che approda in una delle riviste più importanti d’America, The New Republic. Glass è il nuovo dio del giornalismo, tutti lo amano e tutti lo vogliono.

Piccolo, insulso particolare. Tutti i suoi articoli sono inventati. Frutto della sua fervida immaginazione, o forse un accenno di follia che si intuisce dal suo sguardo troppo profondo.

Alla fine, ho deciso che la morale del film fosse estremamente chiara:

Se sei un giornalista e ti inventi le storie che ti pubblicano, sei fritto.

Se sei un giornalista e ti inventi le storie che ti pubblicano, hai qualcosa che non va.

Ma se sei un giornalista e ti inventi le storie che ti pubblicano, forse potresti essere un gran gran figo. Scoprire una falla del sistema giornalistico così grosso, dall’interno. Quella si che sarebbe una gran storia…

Mhhhh…. scusate, vado a chiedere un posto al Times.

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Il caos.

Ho solo pensato che alla fine di tutto, il caos sia una gran bella cosa.

Serve a cambiare le cose, a cercare un’ordine diverso che renda tutto migliore. E’ lo slancio giusto che ti serve per ritrovare l’equilibrio, è quella sensazione di risoluzione che provo quando c’è disordine davanti a me e non vedo l’ora di rimettere a posto.

Sono ancora più convinta che il caos, come il dolore, siano le due sensazioni più forti e più sincere. Quelle che fanno si che le cose evolvano, il miglior stimolo del mondo per dar vita a qualcosa.

Avere il caos dentro ti rende viva per davvero, libera di stravolgere quello che non ti va.

 


Trovare titolo originale per post natalizio.

Parlare dei regali di Natale a Dicembre, che originalità.

In effetti avevo pensato di delucidarvi con le mie riflessioni post-Mean Girls, con la mia nuova disastrosissima  intolleranza ai lieviti (perchè questa si che sarebbe una cosa di vostro interesse, ne sono certa) oppure della mia perenne lotta contro una astiosa dissertation che non mi lascia pace.

Però poi ho pensato che come tutte le blogger dovrei fare una sorta di whishlist, no? Sia mai che a qualcuno salti lo sghiribizzo di prendere spunto da questo post e regalarmi un viaggio in Islanda.

Anche quello in Australia andrebbe bene lo stesso, eh.

Così mentre appendevo le lucine di natale tutt’intorno al letto e alla libreria della camera (anche al mio collo, se volete saperlo), correndo il concretissimo rischio di fulminarmi le poche sinapsi che mi restano per colpa delle alquanto inquietanti prese elettriche inglesi, ho buttato giusto un paio di cosine che mi piacerebbe avere prossimamente. Magari dopo Natale. Magari l’anno prossimo. Magari tra un paio d’anni, quando avrò qualche soldo da parte. Magari tra una decina d’anni, quando avrò davvero qualche soldo da parte. Magari quando avrò qualche soldo e basta. Semmai avrò qualche soldo. Ouch.

images     Polaroid

download (2)  Fisheye

download  Un modestissimo viaggio in Islanda

download (1) Un modestissimo viaggio a Paestum per vedere il festival delle mongolfiere

lomography_workshop Lomography Course

E poi non ditemi che sono una che vuole la luna.


Giochiamo a credere al destino.

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Ormai appurato che in questo blog finiscono tutti i pensieri più random e probabilmente meno utili delle mie giornate, mi pare opportuno meditare pubblicamente sul destino.

Perchè forse è il destino stesso che mi ha fatto trovare questa frase sul destino per farmi cambiare il mio, di destino.

No, non lo so, era solo una climax carina.

In ogni caso un paio di pomeriggi fa ero a prender freddo dalle parti di Covent Garden. In verità cercavo (oltre che ispirazione), il secchio della spazzatura – lunga storia, quella dei cestini dell’umido rubati dagli omini della pulizia notturna. Camminare tra luci natalizie, ghirlande di pini, pigne e arance essiccate adornate di fiocchi rossi mi ha infuso quella sensazione di bello che solo in Natale mi fa ricordare ogni anno. Cammino per le strade affollate di turisti dai nasi rossi e mi sento bene, benissimo. Vedo bambini che passano di fronte a Hamleys chiedendo orsacchiotti di peluche (d’accordo, altri chiedono l’Ipad ma mi va di fare la romantica, ok?) e mi sento ancora meglio. Gli autobus rossi mi sembrano più rossi, la National Gallery mi sembra un tempio incantato e Regent Street… mi sembra sempre Regent Street, solo con più gente con più buste in mano.

Mentre cercavo di gestire con ammirable maestria il mio i-pod indossando ancora i guanti (è stata sicuramente una scena divertente per chi mi ha accidentalmente osservata durante il processo) mi sono ritrovata di fronte ad una delle librerie più fornite di tutta Londra: Waterstones. La catena ha infatti una delle sue sedi più grandi proprio al centro dell’ombelico del mondo (aka Piccadilly Circus).

Ti pare che me ne resto fuori a combattere con le cuffiette?

E’ sempre la stessa storia, entro lì dentro e mi perdo. Ora, risparmiandovi pure la parte in cui descrivo l’amore sconfinato che provo per le copertine rigide in stoffa edizione speciale Penguin dei classici inglesi, mi ritrovo di fronte al reparto di letteratura straniera. Generalmente evito di bazzicare da quelle parti, mi fa sempre un certo orrore trovare ‘Ho voglia di te’ accanto ad Dante, Pirandello e Calvino.

Avevo voglia di fare la stupida e provare quel giochino che faccio sempre nei momenti di trance esistenziali. Chiudo gli occhi, scelgo un libro a caso e decido che frase leggere una volta aperta una pagina random. Successivamente, mi autoconvinco del fatto che la frase appena letta possa in qualche modo calzare con la mia situazione problematica e illuminarmi la retta via.

1.2.3.

“L’uomo è nato per tradire il proprio destino.” – Monte Cinque, 1996.

Eccollà che becco Coehlo. Oh, non c’è verso che il proclamato autore dell’Alchimista sia mai entrato nella mia lista dei ‘si’. Ma ecco puntuale l’opportunità di cambiare idea.

Perchè, che ci crediate oppure no, il mio giochetto c’ha preso in pieno anche stavolta.

Però, caro Coehlo, non ti ho comprato. Tu dimostrami di aver ragione… e ne riparliamo.


Il fenomeno Bridget Jones.

E’ primo dicembre, l’atmosfera delle feste si avvicina (gelo polare antartico, underground-sauna, Oxford Street = suicidio, mince pies, maglioni con le renne … presente?).

Sarà forse per quest’aria un po’ dolciotta ed umana che ieri sera io e le mie due adorabili coinquiline (o quel che se ne intravedeva dagli strati di pail, vestagliette e borse dell’acqua calda che le ricoprivano) abbiamo passato un folle e selvaggio venerdì sera… a letto, a vedere Bridget Jones per la 120385095729813579382esima volta (no, non è un numero a caso).

Eh si, inutile negare che la spiantata 32enne bionda e tonda è ogni volta più esilarante e brillante. Tutti la conoscono, tutti la adorano.

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Ok, forse tra lei e Colin Firth preferisco lui.

“But the thing is, um, what I’m trying to say, very inarticulately, is that, um, in fact, perhaps despite appearances, I like you, very much. Just as you are.”

Oh si, preferisco lui, scusate.

Beh, citazioni da sogno a parte, torniamo al punto. Cos’è che ha reso questo film tanto iconico?

Perchè AMIAMO TUTTI BRIDGET JONES?

La risposta che ho trovato sarà forse banale, ma ogni tanto rendersi conto che in fondo abbiamo tutti un po’ paura di fallire fa bene. E Bridget ci piace per questo. Perchè ha fallito alla grande più di una volta, e alla fine s’è ritrovata nelle braccia di un cappero di uomo perfetto di nome Mark Darcy che la ama just the way she is. E ha fatto pure carriera, mannaggia a lei.

No aspettate, forse di tutta ‘sta storia di Bridget Jones ci piace solo Mark Darcy. Perchè speriamo tutte di finire abbracciate ad un uomo come lui in un giorno di neve in mezzo ai marciapiedi di Londra (vi risparmio le mutante leopardate).

Oddio come sto invecchiando, divento quasi romantica. Oughhh.