Descrizioni di gente casuale in metro – II

Lui si chiama Klaus. Forse Klaudio, o magari Kasper, oppure Kris.

Qualunque sia il suo nome, inizia con la ‘K’ ed è uno di quei nomi freddi, gelidi e taglienti. Cammina senza curarsi della gente che ha attorno, fissa dritto un punto accanto a sé e il suo sguardo è ambizioso, diretto, sfacciato, giovane. Tiene in mano una copia ancora integra del The Financial Times. Ma no, non gli interessa davvero. Si sente stretto in quella cravatta nera che spunta da sotto la giacca aperta, l’orologio costoso che indossa gli stringe il polso, detesta l’odore del gel che è costretto a mettersi sui capelli al mattino per sembrare una persona rispettabile ed ordinata. E’ fresco di laurea in Economy, probabilmente mangia il Sunday Roast tutte le domeniche con il padre che lo rimprovera di vivere in un appartamento non alla sua altezza ed avere una ragazza non alla sua altezza. Gli occhi verdi piccoli e profondi spiccano sulla sua pelle liscia, arrossata dal freddo. Una pelle bianca e fina. Non ha la barba. ha una piccola cicatrice sulla fronte. Forse se l’è fatta cadendo dalla bicicletta, o magari ha fatto a cazzotti col frattello. Si, credo abbia un fratello. Uno di quelli sempre un po’ migliori di te per qualche motivo, uno di quello che ‘dà soddisfazioni’.  E l’attaccatura dei capelli sulla nuca è una di quelle belle attaccature che hanno i ragazzi intelligenti. Che quando li guardi da dietro, capisci già se non belli e intelligenti oppure solo stupidi ma fighi. L’attaccatura dei capelli alla nuca dice tutto. E’ il primo a salire non appena arriva il treno. Tiene le cuffie ben salde alle orecchie, ma è vigile, attento, osserva le persone che ha intorno, la sua attenzione di ferma su di una ragazza minuta che legge attenta 1987 di Orwell. Evidentemente, Klaus legge. Apprezza i buoni libri. E apprezza le ragazze.

Klaus è uno di quei ragazzi che vedi bene in canottiera bianca e sporca, dopo aver giocato a rugby con gli amici nel parco sotto casa. Il suo migliore amico potrebbe essere un Tom, un Tom dalla barbetta bionda ed incolta, un lavoro come camieriere in qualche scrauso buco di Hackney e un gran bel cuore. E’ uno di quelli che intinge i Maryland nella nutella, fa nottata a pensare e cede il suo posto ad un vecchino. Possibilmente, Klaus è pure uno che per i suoi diciotto anni ha girato la spagna in treno con Tom, che però non è finito a letto con nessuna. Ha bevuto qualche birra, ha scoperto la sangria e ha scattato un migliaio di fotografie in analogica.

Klaus scende a Dalston. Mentre se ne va sbircia il mio quaderno a pois. Alza lo sguardo, accenna ad un sorriso dubbioso. Lascia dietro di sé la scia di una canzone degli Snow Patrol.

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